Sicurezza Gas

Qual'è l'area di copertura di un sensore gas?

E' la domanda più ricorrente da parte di chi chiede informazioni per questo genere di prodotti.
La risposta, è la più difficile da dare.
In realtà, ci si aspetta di avere un certo valore in metri quadri o in metri cubi al pari di ciò che succede per i sensori di fumo.
Si può dire che per il rivelatore di gas, il fatto di stabilire quanti sensori montare e di conseguenza l'area di copertura di ognuno è dipendente da un gran numero di fattori che naturalmente cambiano da ambiente ad ambiente:

  1.  tipo di gas
    • infiammabile
    • tossico
    • pesante
    • leggero
  2. areazioni presenti nell'ambiente
  3. tipo di sorgente di emissione
    • serbatoio
    • flangia
    • filetto
    • pressione del gas
  4. presenza e posizione delle fonti di innesco (nel caso di gas esplosivi)
  5. velocità di diffusione in ambiente

Purtroppo, l'interpretazione di gas e fumo non possono essere assimilate, per il motivo che il sensore di fumo rileva un solo di tipo di aeriforme: il fumo, appunto.Da dovunque provenga, comunque venga prodotto, il fumo è sempre la stessa sostanza, quindi facilmente interpretabile al punto che persino normativamente si è riusciti a determinare il numero di sensori necessari dipendentemente dall'area di installazione.Per il gas le cose cambiano: come sopra descritto i casi possono essere molteplici perché sono frutto di una combinazione di tutti gli aspetti descritti.Normalmente, per interpretare correttamente un ambiente per gas serve la consulenza di un professionista abilitato all'interpretazione della norma (CEI 60079) dove si trovano tutti i parametri necessari per stabilire come realizzare correttamente l'impianto.In ultimo,esiste una norma non scritta ma adottata nella stragrande maggioranza dei casi che riguarda la distribuzione dei sensori nei parcheggi interrati, luogo dove rilevare Ossido di carbonio e vapori di benzina è obbligatorio.Si usa infatti disporre i rivelatori a coppie (uno di ossido di carbonio ed uno di vapori benzina) in modo che siano il centro di cerchi con raggio 10 metri ed i centri siano distanti tra loro di 16 metri.

Qual'è il deterioramento dei sensori per infiammabili a sostanze avvelenanti o inibenti?

Se un gas infiammabile, quale il metano, brucia sulla superficie di un pellistore, la reazione genera acqua e anidride carbonica.Questi, si disperdono dal sensore e non causano problemi di alcun genere e molti gas infiammabili generano lo stesso tipo di comportamento quando bruciano.Ad ogni modo, questo non è il comportamento di tutti i gas infiammabili.Alcuni gas producono sostanze di natura solida che si depositano sull'elemento sensibile e ne provocano una progressiva copertura, mentre altri producono sostanze chimiche molto corrosive che danneggiano irreparabilmente il sensore.Il permanente danneggiamento che accade in questo modo è chiamato "avvelenamento".Altri gas causano un danneggiamento del sensore che può però essere ripristinato esponendolo ad aria pulita: questo fenomeno è chiamato "inibizione".Molti dei casi più comuni di avvelenamento ricorrente in industria sono generati dai siliconi.Quando il silicone brucia, forma dei silici, il quale avvelenamento provoca una forte deriva di zero ed una forte riduzione di sensibilità.Le sostanze più comuni di avvelenamento e/o di inibizione dei sensori a pellistore, sono:

  • Siliconi
  • Solforati
  • Alogeni
  • Clorati
  • Cloruri
  • Fluoruri
  • Idrocarburi insaturi (contenenti C=C doppio o triplo legame)

Questi ultimi, hanno l'effetto di polimerizzare sul sensore, bloccando il funzionamento.Facciamo presente con l'occasione che a deteriorare i sensori non sono necessarie particolari concentrazioni: questi si avvelenano anche in presenza di pochi ppm (parti per milione).La concentrazione presente determina solamente la velocità di danneggiamento: quanto maggiore sarà la concentrazione di sostanze avvelenanti, tanto più veloce sarà il definitivo deterioramento dell'elemento sensibile.Visto che tale deterioramento avviene per aggressione chimica o per altre ragioni sempre derivanti dal processo di combustione, si preferisce usare, nella maggior parte dei casi dei sensori che rivelano gas infiammabili per via ottica, con sensori infrarosso.Anche questi hanno dei limiti, ma se i gas da rilevare rientrano nel loro campo di lavoro e le condizioni ambientali sono compatibili, è l'unica soluzione da adottare.

 

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